Mobbing

Il termine mobbing deriva dal verbo inglese “to mob”, che significa attaccare, accerchiare, aggredire in massa. In questa definizione rientrano comportamenti aggressivi o subdoli sul posto di lavoro ai danni del lavoratore, volti essenzialmente a spingerlo ad allontanarsi dal luogo di lavoro.

 

Secondo i dati dell'ISPESL, il mobbing è un problema molto diffuso sul mercato del lavoro italiano: circa un milione e mezzo di occupati su ventuno ne sono vittime, più al Nord (con una percentuale del 65 %) che al Sud e più donne (52 %) che uomini. Il 70 % delle persone colpite da questo fenomeno lavora nella pubblica amministrazione; per quanto riguarda i gruppi interessati, gli impiegati sono al primo posto (79 %), seguiti dai diplomati (52 %) ed infine dai laureati (24 %).

 

I motivi che portano un superiore o un collega a mettere in atto comportamenti mobbizzanti sono vari; prima di tutto, ci sono quelli di natura personale: gelosie, invidia, razzismo, differenze culturali, desiderio sfrenato di fare carriera; in secondo luogo, ci sono le cause collegate ai cambiamenti del mercato del lavoro e dell'occupazione: ad esempio, nei casi in cui si cerca di allontanare gli occupati più anziani perché si intende rinnovare l'organico con giovani dotati di competenze più aggiornate.

 

Le conseguenze del mobbing non si limitano soltanto a ricadere sulla persona colpita, ma anche sulla sua famiglia e sull'intera società, che deve sostenere i costi derivanti dalla perdita di salute del soggetto. Inoltre, anche coloro che attuano il mobbing finiscono per subirne le conseguenze: esso fa sì infatti che il lavoratore mobbizzato sia ampiamente meno produttivo degli altri, meno motivato, più distratto e aumenta il fenomeno dell'assenteismo e la conflittualità sul luogo di lavoro.

 

Esistono due forme di mobbing: quello verticale, esercitato dai capi o da chi comunque si trova in una situazione di maggiore potere nei confronti di un sottoposto, e quello orizzontale, esercitato da uno o più colleghi nei confronti di un altro.

 

Quando si è vittima di mobbing occorre cercare di difendersi senza farsi prendere dallo scoramento e dalla depressione. La prima regola è quella di non cedere a reazioni istintive, come presentare le dimissioni o prendere lunghi periodi di malattia. In questo modo, infatti, non si combatte il problema, ma se ne soffrono solo le conseguenze.

 

Prima di tutto, è importante tenere un resoconto di ogni azione mobbizzante e delle sue conseguenze psico-fisiche sul proprio organismo. Perciò è anche consigliabile cercare di ottenere le testimonianze di colleghi riguardo ai comportamenti mobbizzanti. Tuttavia, ciò si rivela spesso tutt'altro che semplice, perché anche loro potrebbero avere paura di subire delle ripercussioni negative.

 

Contro il mobbing si può anche ricorrere alle vie legali; esso infatti rientra in vari reati, come abuso di potere, minacce, violenza privata, diffamazione, calunnia, demansionamento e lesioni personali. È consigliabile rivolgersi ad un buon avvocato che ha già affrontato cause di mobbing e chiarire con lui quale sia la strategia migliore da seguire.

 

Fondamentale è non isolarsi e coltivare le proprie relazioni affettive e familiari. Non bisogna pensare di essere gli unici a subire il mobbing, perché in realtà esso è purtroppo molto diffuso. Il modo migliore di reagire è opporvisi, anche se occorre avere molta pazienza, perché questo tipo di cause legali tende a protrarsi per molto tempo prima di giungere ad un risultato.