Superbonus

Nel 2004 la riforma Maroni (legge 243/04) aveva introdotto il cosiddetto superbonus, un particolare incentivo per ritardare l’abbandono del mondo del lavoro e l’accesso alla pensione di anzianità. Il superbonus era previsto solo per i lavoratori del settore privato, mentre quelli della pubblica amministrazione restavano esclusi da questa possibilità.

I lavoratori interessati potevano, al raggiungimento dell'età pensionabile entro il 31 dicembre 2007, presentare domanda di rinuncia dell'accredito della pensione e lavorare poi per almeno altri due anni. In cambio, questi soggetti ottenevano un aumento in busta paga esentasse pari al 32,7 % dello stipendio lordo, corrispondente alla quota di contribuzione previdenziale per quasi tutte le categorie di lavoratori.

Alla conclusione del loro rapporto lavorativo avrebbero poi ricevuto una pensione pari a quella a cui avevano diritto prima di scegliere il superbonus. La rinuncia all'accredito pensionistico era comunque possibile solo per i soggetti a cui spettava la pensione di anzianità, di vecchiaia o per superstiti.

Il superbonus poteva quindi rivelarsi vantaggioso, perché permetteva al lavoratore che decideva di usufruirne di ricevere un incremento notevole in busta paga; tuttavia, per contro, egli avrebbe incassato una minore pensione in futuro, in quanto calcolata solo sulla base dei contributi versati fino alla decorrenza del bonus.


Questo non significava che l’incentivo non fosse conveniente, ma piuttosto indicava la necessità di analizzare con attenzione la propria posizione prima di prendere una decisione al riguardo.


L'erogazione del superbonus ha avuto però vita breve. Essa si è conclusa con il 31 dicembre 2007; le nuove modifiche al sistema pensionistico prevedono che coloro che avevano scelto il superbonus si vedranno riconosciuto un supplemento di pensione per il periodo successivo al primo gennaio 2008 rispetto all'ammontare che avrebbero percepito al raggiungimento dell'età pensionabile, prima cioè della richiesta del superbonus.