Pensione di Invalidità

La legge n. 222 del 12 giugno 1984, entrata in vigore il 1° luglio dello stesso anno, ha istituito il diritto alla pensione d’invalidità. Questa forma assistenziale viene corrisposta ad invalidi, ciechi e sordomuti, lavoratori autonomi e dipendenti. Perché scatti il diritto alla pensione d’invalidità, le capacità del soggetto devono essere ridotte a meno di un terzo in modo permanente.

In altre parole, l’invalidità fisica o mentale, che determina una riduzione delle capacità lavorative, è compresa tra il 67 % ed il 99 %. Quando l’invalidità è totale, ovvero pari al 100 %, il soggetto percepisce una pensione d’inabilità.

L’individuo deve inoltre aver versato un minimo di cinque anni di contribuzione, di cui tre anni nell’ultimo quinquennio, e cinque anni di assicurazione INPS alle spalle, prima della presentazione della domanda per la pensione d’invalidità. Tutti coloro che presentano difficoltà a deambulare o a svolgere atti della vita quotidiana hanno diritto ad un’indennità di accompagnamento.

L'assegno di invalidità ordinario non è una pensione permanente: la sua erogazione dura infatti per un massimo di tre anni ed è rinnovabile su domanda dell'interessato, in seguito previa visita medico-legale. Dopo tre rinnovi, l'invalidità diventa definitiva. Essa può essere concessa anche mentre si continua ad essere lavoratori attivi; in questo caso, una visita medico-legale ha luogo annualmente. Una volta raggiunta l'età pensionabile, l'assegno di invalidità diventa pensione di vecchiaia.


Presentazione della domanda
I soggetti interessati possono presentare la domanda, compilando il modulo rilasciato dall’ASL (Azienda sanitaria locale) e presentandolo alla stessa. Sono le regioni a riconoscere l’invalidità, verificando i dati forniti dalle ASL.
Questa prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo la data della presentazione della domanda, ovvero dal momento di collocamento a riposo.


Dopo i 65 anni d'età

Al compimento dei 65 anni d’età per gli uomini e dei 60 per le donne, la pensione d’invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia.
Sono necessari 20 anni di contributi. Nel caso in cui il soggetto non li avesse maturati, verrebbero considerati validi per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia anche gli anni in cui l’interessato ha percepito l’assegno di invalidità senza lavorare.

Per esempio, se il Signor Rossi, beneficiario di un assegno d’invalidità, compie 65 anni ed ha maturato solo 14 anni di contribuzione, potrà comunque godere della pensione di vecchiaia perché verranno considerati validi, fittiziamente coperti da contributi, sei degli anni in cui egli ha recepito l’assegno di invalidità senza però svolgere alcun lavoro.