Pensione Internazionale
L’Italia è stata a lungo un paese d’emigrazione. Numerosi sono i nostri connazionali che vivono e lavorano all’estero e che, prima della partenza o dopo il ritorno, hanno lavorato nel loro paese d'origine. Molti di loro non riescono a raggiungere i livelli di anzianità contributiva previsti dalla legge italiana, tenendo in considerazione solo il lavoro svolto in patria.
Per garantire il diritto alla pensione di vecchiaia anche ai cittadini italiani che hanno svolto attività lavorative all’estero, l’Italia ha stipulato convenzioni con altri Stati.Grazie alla totalizzazione, la somma dei periodi di lavoro in Italia e all’estero, senza il trasferimento di contributi da un paese all’altro (ad eccezione della Svizzera), i lavoratori italiani che hanno lavorato all’estero possono godere di una pensione di vecchiaia. Si concede la totalizzazione a condizione che il lavoratore abbia raggiunto un livello minimo di assicurazione e contribuzione nello Stato straniero.
In caso contrario, i contributi vengono utilizzati dall’altro Paese. In Italia e negli altri paesi europei, il periodo minimo varia a seconda dei singoli accordi con gli altri Stati convenzionati.
La tabella mostra i vari periodi:
paesi convenzionati | numero di settimane necessarie per la totalizzazione |
Argentina | 52 |
Australia | 52 |
Brasile | 1 |
Canada e Quebec | 53 |
Capoverde | 52 |
Croazia | 52 |
Ex-Repubblica di Jugoslavia | 1 |
Jersey, Isole del Canale | 1 |
Paesi UE, SEE, Svizzera | 52 |
Principato di Monaco | 53 |
Repubblica di San Marino | 52 |
Tunisia | 52 |
Turchia | 52 |
Uruguay | 1 |
USA | 52 |
Vaticano | 52 |
Venezuela | 52 |
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