Rendita Vitalizia

A dieci anni dalla decadenza dell’obbligo di contribuzione per cessazione dell’attività lavorativa scatta la prescrizione.
In altri termini, l’Ente Previdenziale non può più chiedere il versamento dei contributi e il datore di lavoro non può regolarizzare la situazione autonomamente. Il numero di anni è stato ridotto dal primo gennaio 1996 da 10 a 5, mentre rimane invariato se la domanda viene presentata dal lavoratore stesso o dai familiari.

Cosa succede se il datore di lavoro non ha versato i contributi per un suo dipendente ed è già intervenuta la prescrizione?

Il lavoratore o il datore di lavoro sono tenuti a segnalare il mancato versamento all’Ente Previdenziale, che effettuerà il recupero, costituendo una rendita vitalizia.

La rendita vitalizia è l’importo che il lavoratore o il datore di lavoro versano all’INPS. Esso può essere pari all'ammontare della pensione (se l'omissione del pagamento dei contributi è stata totale) o alla quota di pensione che sarebbe spettata in più al lavoratore (in caso di omissione parziale).

Questa somma varia a seconda di alcuni fattori: l’età, la retribuzione, l’anzianità contributiva, il sesso, la lunghezza del periodo che si deve regolarizzare.

La rendita vitalizia è utile per il raggiungimento del diritto alla pensione e il calcolo dell’importo.

Alla domanda occorre allegare i documenti che provino il sussistere del rapporto di lavoro, cioè la lettera di assunzione, le buste paga, i libri paga e matricola, i libretti del lavoro.
Sono inoltre ammesse le testimonianze riguardo alla durata ed alla continuità del rapporto di lavoro.