Pensione di Anzianità

La pensione di anzianità è un trattamento previdenziale che si può ottenere prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. Ritenuta una delle principali cause dei disequilibri finanziari, le varie riforme che si sono succedute nell’ultimo decennio hanno innalzato sempre di più i limiti d’età e di anzianità contributiva necessari per ottenerla.

La legge del 2007 ha modificato sostanzialmente i requisiti necessari per ottenere questo tipo di pensione rispetto a quelli fissati dalla legge Maroni del 2004, che prevedeva 60 anni di età e 35 di contributi per accedere alla pensione.

L'ultima modifica del sistema pensionistico prevede invece degli "scalini", diversi per il periodo prima e dopo il primo luglio 2009.Dal primo gennaio 2008 al 30 giugno 2009 i lavoratori dipendenti possono andare in pensione a 58 anni di età con 35 anni di contributi, mentre quelli autonomi devono raggiungere 59 anni di età e sempre 35 di contributi.

Dal primo luglio 2009 in poi entra in vigore il nuovo sistema basato sul raggiungimento di una certa quota, la somma cioè tra età contributiva e anagrafica.Nel caso di 35 anni di contributi valgono le quote contenute nella tabella seguente:

 

 

lavoratori dipendenti (età anagrafica minima)

lavoratori autonomi (età anagrafica minima)

Dal 01/07/2009 al 31/12/2010

95 (59)

96 (60)

Dal 01/01/2011 al 31/12/2012

96 (60)

97 (61)

Dal 01/01/2013

97 (61)

98 (62)


Per potere accedere alla pensione d’anzianità i lavoratori dipendenti hanno l’obbligo di dimettersi, mentre i lavoratori autonomi possono continuare ad esercitare la professione. Nel caso in cui un lavoratore dipendente non cessasse i suoi rapporti di lavoro, non solo la pensione d’anzianità verrebbe immediatamente revocata, ma non potrebbe più riprendere, nemmeno se venisse meno l’incompatibilità.


Per ulteriori informazioni, vedere: