Mutui Subprime
Anzitutto, definiamo i cosiddetti mutui subprime, altrimenti detti second-chance.
Si tratta di mutui concessi da società specializzate a soggetti con minori credenziali che non avrebbero avuto accesso ai mutui come ordinariamente vengono intesi. Si tratta di precari, di pensionati, di extracomunitari e di tutti quei soggetti a cui, non essendo stato concesso un prestito in banca, non è rimasta altra alternativa se non l’offerta (in taluni casi estremamente favorita) dei mutui subprime.
Il fenomeno, pressoché sconosciuto in Italia, rappresenta in crescendo nell’ultimo decennio una realtà di rilievo negli Stati Uniti dove un mutuo su quattro è considerato subprime, fenomeno dovuto al fatto che, una fetta sempre più grande del mercato è occupata da lavoratori con contratti a tempo determinato e, per questo, appunto, precari o NINJA (no income, no job or asset).
È questo dato, combinato alla fragilità dei mutuatari ed al continuo aumento dei tassi di interesse, che ha determinato in primo luogo una diffusa situazione di insolvenza e, in secondo luogo, la crisi negli States che li ha portati alle cronache quando, nei primi mesi di quest’anno, la New Century Financial,"Chapter 11” seconda società Usa specializzata nel settore dei mutui ipotecari ad alto rischio e quotata in borsa, si dovette appellare al procedendo ad importanti ridimensionamenti per evitare il fallimento ed aprendo la strada ad altre società che a catena si sono trovate nella stessa situazione subendo crolli azionari di oltre il 90%.
La crisi è stata determinata dal fatto che i debiti contratti per i mutui subprime siano stati cartolarizzati dagli istituti finanziari e che siano successivamente state emesse obbligazioni ad alto rendimento offerte ed acquistate da numerosi investitori istituzionali americani ed europei.
La crisi, dovuta all'insolvenza diffusa da parte dei mutuatari, si è sviluppata per gradi: prima ne sono state colpite le società specializzate nell'emissione di questi mutui; successivamente, sono state coinvolte le banche americane responsabili della cartolarizzazione di questi prodotti e, per ultimi, i grossi investitori, come banche e fondi d’investimento, che avevano in portafoglio i mutui subprime cartolarizzati hanno cominciato a venderli rapidamente e in grandi quantità, provocando il panico sui listini internazionali.
Solo grazie all’intervento della FED (Federal Reserve, la banca centrale americana) e della BCE (la Banca Centrale Europea), costrette ad iniettare nel mercato ingenti somme di liquidità attraverso pronti contro termine per abbassarne il prezzo, il mercato ha retto e si sono evitati ulteriori crolli repentini.
Il mercato Italiano, sempre particolarmente attento a quanto avviene negli Stati Uniti, si è subito preoccupato della possibilità che un fenomeno analogo, o per meglio dire una analoga crisi, potesse verificarsi direttamente o indirettamente anche da noi.
La reale consistenza del fenomeno sul mercato italiano non è ovviamente ancora quantificabile con esattezza, tanto che le opinioni al riguardo sono molto discordanti: alcune personalità di spicco del sistema bancario italiano hanno a lungo affermato che il nostro sistema non sarebbe stato interessato, o comunque non in modo rilevante, dalla crisi; tuttavia, ormai le sue proporzioni reali sono evidenti, come anche i suoi effetti su tutto il mercato finanziario ed il sistema bancario a livello europeo e nazionale. Proprio per questo, i capi di stato e di governo europei e mondiali si stanno adoperando alla ricerca di soluzioni percorribili del problema, prendendo in considerazione anche la possibilità di mettere a disposizione delle banche e dei settori in crisi degli aiuti di stato.






