Conseguenze del Debitore

Le conseguenze che il debitore subisce a seguito di una dichiarazione di fallimento sono, oltre alla cessazione dell'esercizio di impresa, sia di carattere patrimoniale che di carattere personale. 


1. Conseguenze Patrimoniali

La conseguenza di carattere patrimoniale che la sentenza di fallimento produce  sul debitore è la perdita di autonomia e di possesso del proprio patrimonio, del quale non può più disporre liberamente, anche se ne rimane proprietario.
Questa perdita di autonomia si manifesta con la fase di accertamento del passivo, quando il curatore blocca i beni del debitore apponendovi i sigilli, fase questa che prende il nome di "spossessamento" (il soggetto perde infatti il possesso, ma non la proprietà, dei propri beni).
Nel caso di denaro contante, cambiali ed altri titoli di credito, sui quali non è possibile apporre sigilli, il debitore è tenuto a consegnarli al curatore.

Questa procedura viene attuata per arrivare alla definizione del cosiddetto "attivo fallimentare", cioè il concreto valore del patrimonio del debitore al quale poi i creditori potranno attingere.
Non tutti i beni di proprietà del fallito possono però essere soggetti a spossessamento e confluire nel calcolo dell'attivo fallimentare. Infatti, secondo l'art. 46 del Decreto Regio, sono esclusi dal fallimento quei beni e quelle entrate che permettono al debitore e alla sua famiglia un'esistenza dignitosa, e cioè:

 

  • i beni e i diritti strettamente personali;
  • i crediti alimentari, gli stipendi, le pensioni, i salari e i ricavi che derivano dall'attività del fallito entro il limite di quanto necessario per il sostentamento suo e della sua famiglia;
  • i frutti che derivano dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i fondi patrimoniali e i ricavi relativi;
  • i beni impignorabili per legge a causa del loro valore morale (ad esempio la fede nuziale) oppure a causa della loro necessità alla vita quotidiana (ad esempio elettrodomestici quali lavatrice o frigorifero), i crediti derivanti da sussidi per malattia o maternità ed infine i beni necessari al debitore nell'esercizio della sua professione, per quanto questi ultimi siano considerati solo parzialmente impignorabili.

Per quanto riguarda invece la casa di proprietà del debitore, l'art. 47 della legge fallimentare prevede che essa non possa essere distolta da tale uso se utilizzata esclusivamente come abitazione e non per altri scopi.
Infine, un'altra conseguenza di carattere patrimoniale è la perdita di efficacia di tutti gli atti e i pagamenti compiuti o ricevuti dal debitore dopo la sentenza di fallimento (Art. 44 della legge fallimentare).


2. Conseguenze Personali

Le conseguenze che derivano da una sentenza di fallimento non sono solo di carattere patrimoniale, ma anche di carattere personale, in quanto limitano il debitore nell'esercizio dei suoi diritti civili sanciti dalla Costituzione.

Le restrizioni subite si distinguono inoltre per la motivazione che sta alla base di esse, in quanto alcune hanno come obiettivo il corretto svolgimento della procedura fallimentare, mentre altre sono puramente di carattere sanzionatorio.

Le limitazioni che vengono poste in essere al fine di assicurare che la procedura fallimentare proceda agilmente sono le seguenti:

  • obbligo di consegna al curatore di tutta la corrispondenza (compresa quella elettronica) che abbia a che fare con il fallimento. In questo caso viene posto un limite al diritto del segreto epistolare;
  • obbligo di comunicare al curatore un eventuale cambio di residenza. Questo viene richiesto per assicurare continuità di collaborazione da parte del fallito nella fase di definizione della composizione del suo patrimonio (attivo e passivo). In questo caso viene posta una restrizione alla libertà di circolazione e di soggiorno.


Le limitazioni che hanno invece un carattere prettamente sanzionatorio, in quanto non hanno a che vedere con lo svolgimento del fallimento, sono le seguenti:

 

  • divieto di esercitare tutela di inabilitati e interdetti;
  • divieto di ricoprire incarichi in società commerciali;
  • divieto di essere nominato curatore nei processi fallimentari;
  • divieto di frequentazione dei locali della borsa valori.

 

Le conseguenze che limitano l'autonomia della persona non sono di carattere perenne, ma hanno decorrenza dalla data di deposito della sentenza di fallimento in tribunale e cessano di esistere nel momento in cui si chiude la procedura fallimentare.